Casanova è il primo protagonista di “Che storia la pizza Weedoo!”

Parte da questo mese un nuovo ed entusiasmante progetto di Weedoo, che vede protagonista la nostra  fantastica pizza, dal titolo Che storia la pizza Weedoo! 

La storia è fatta di persone, terra, passione, lingua, tradizione, cibo e qualcuno che la racconti.

Weedoo esce dagli schemi per portarvi a conoscere delle storie che non sono quelle che vi hanno sempre raccontato ma quelle strane ed interessanti che si trovano negli antichi manoscritti di valore.
In un ideale viaggio nei territori che si affacciano sul Mediterraneo, vi faremo assaggiare la storia di qualcuno che ha avuto la capacità di vivere in modo anticonformista, fuori dal Pensiero Unico (oggi mainstream), che non si è accontentato di quello che offriva la mediocrità.

Weedoo non si accontenta di proporre le solite pizze, quelle con nomi di fantasia o che descrivono gli ingredienti, ma, fuori menù, e una diversa ogni mese, potrete provare delle autentiche specialità, legate alla storia di qualcuno che ha dimostrato di essere particolare anche in cucina.

Ecco, noi ci proviamo ad essere originali, perché noi siamo proprio così. Originali.
E non potevamo non partire  dalla terra che ci ha dato i natali e che amiamo profondamente: il Veneto.
Ed in VENETO personaggi particolari e storicamente rilevanti ne abbiamo un universo, e noi abbiamo scelto forse il più “strano” e particolare: Giacomo Casanova.

Per il mese di gennaio quindi si parte con la PIZZA CASANOVA.
I suoi ingredienti?
Mozzarella, crema di radicchio, formaggio Asiago dolce e sopressa vicentina D.O.P., un tripudio di sapori della tradizione, sapientemente adagiati su un impasto speciale, realizzato secondo ricetta esclusiva di Weedoo, rendono questa pizza perfetta per la stagione fredda e, soprattutto, per riprendersi dalla malinconia delle feste appena finite.

Lo spirito indomito ed eccentrico di Casanova rappresenta l’essenza dell’ardire, dello sperimentare e del coraggio.
La PIZZA CASANOVA vuole essere esattamente così, adatta alle persone che sanno di essere speciali.
E noi la dedichiamo ai nostri clienti.

Pizza Casanova

Scopriamo insieme chi era Giacomo Casanova:

Giacomo Casanova (Venezia, 2 aprile 1725 – Dux, odierna Duchcov, 4 giugno 1798) è stato un avventuriero, scrittore, poeta, alchimista, diplomatico, filosofo e cittadino della Repubblica di Venezia.
Di lui resta una produzione letteraria molto vasta ma viene principalmente ricordato come avventuriero e come colui che fece del proprio nome il sinonimo di seduttore e libertino. A questa fama di grande conquistatore di donne contribuì verosimilmente la sua opera più importante: Histoire de ma vie (Storia della mia vita), in cui l’autore descrive, con la massima franchezza, le sue avventure, i suoi viaggi e i suoi innumerevoli incontri galanti.
Fra corti e salotti, Casanova sfiorò, quasi senza accorgersene, un momento di svolta epocale della storia. Conobbe molti fra i grandi del suo tempo e ne documentò gli incontri; erano fra questi personaggi come Rousseau, Voltaire,Madame de Pompadour, Mozart, Caterina II di Russia, Federico II di Prussia. Ma Casanova non comprese lo spirito di rinnovamento che avrebbe fatto volare la storia verso direzioni mai percorse prima. Rimase ancorato fino alla morte al vecchio regime e a quella classe dalla quale, per nascita, era stato escluso e della quale cercò disperatamente di far parte, anche quando essa era ormai irrimediabilmente avviata verso il tramonto.
All’età di nove anni, fu mandato a Padova, dove rimase fino al termine degli studi. Nel 1737 si iscrisse all’università dove, come ricorda nelle Memorie, si laureò in diritto. Successivamente viaggiò a Corfù e a Costantinopoli.

Nel 1743 rientrò a Venezia e in quello stesso anno la nonna Marzia Baldissera morì. Con la morte della nonna, a cui era legatissimo, si chiuse un capitolo importante della sua vita: la madre decise di lasciare la bella e costosa casa in Calle della Commedia e di sistemare i figli in modo economicamente più sostenibile. Questo evento segnò profondamente Giacomo, togliendogli un importante punto di riferimento. Nello stesso anno fu rinchiuso, a causa della sua condotta piuttosto turbolenta, nel Forte di Sant’Andrea dalla fine di marzo alla fine di luglio. Più che l’applicazione di una pena, fu un avvertimento tendente a cercare di correggerne il carattere.

Messo in libertà, partì, grazie ai buoni uffici materni, per la Calabria, al seguito del vescovo di Martirano che si recava ad assumere la diocesi. Una volta giunto a destinazione, spaventato per le condizioni di povertà del luogo, chiese e ottenne congedo. Viaggiò a Napoli e a Roma, dove nel 1744 prese servizio presso il cardinal Acquaviva, ambasciatore della Spagna presso la Santa Sede. L’esperienza si concluse presto a causa della sua condotta imprudente: infatti aveva nascosto nel Palazzo di Spagna, residenza ufficiale del cardinale, una ragazza fuggita di casa.
Sul valore letterario e la validità storica dell’opera di Giacomo Casanova si è discusso parecchio. Intanto bisogna distinguere tra l’opera autobiografica e il resto della produzione. Malgrado gli sforzi fatti per accreditarsi come letterato, storico, filosofo e addirittura matematico, Casanova non ebbe in vita, e tantomeno da morto, nessuna notorietà e nessun successo. Successo che arrise invece all’opera autobiografica, anche se si manifestò in tempi molto posteriori alla morte dell’autore.
La sua produzione fu spesso d’occasione, cioè di frequente i suoi scritti furono creati per ottenere qualche beneficio. Principale esempio è la Confutazione della Storia del Governo Veneto d’Amelot de la Houssaye, scritta in gran parte durante la detenzione a Barcellona nel 1768, che avrebbe dovuto servire, e infatti così fu, a ingraziarsi il governo veneziano e ad ottenere la tanto sospirata grazia.
Casanova è già uno scrittore di costume “moderno”. Non teme di rivelare situazioni, inclinazioni, attività, trame e soprattutto confessioni che erano all’epoca, e tali rimasero ancora più di un secolo, assolutamente irriferibili. Naturalmente il primo problema, ma questo limitato a pochi anni dopo la morte dell’autore, fu quello di aver citato personaggi di primissimo piano, con circostanze molto precise del loro agire. Le memorie sono affollate all’inverosimile dagli attori principali della storia europea del Settecento, sia quella politica che culturale.

Ma questo, come si è detto, è marginale. L’altro problema, questo insuperabile, fu la sostanziale “immoralità” dell’opera casanoviana. Ma ciò deve intendersi come contrarietà alle abitudini, ai tic, alle ipocrisie della fine del Settecento e, ancor di più, del successivo secolo, ancora più fobico e per certi versi molto meno aperto di quello che l’aveva preceduto. Casanova ha precorso i tempi: era troppo avanti per diventare un autore di successo. E forse se ne rendeva perfettamente conto.

Riguardo al mito del seduttore, Casanova, insieme a Don Giovanni, ne è stato l’incarnazione. Il paragone è d’obbligo ed è stato tema di numerose opere critiche. Le due figure finirono addirittura per fondersi benché antitetiche. A parte il fatto che il veneziano era un personaggio reale e l’altro romanzesco, i due caratteri sono agli antipodi: il primo amava le sue conquiste, si prodigava con generosità per renderle felici e cercava sempre di uscire di scena con un certo stile, lasciando dietro di sé una scia di nostalgia. L’altro invece rappresenta il collezionista puro, più mortifero che vitale, assolutamente indifferente all’immagine di sé e soprattutto agli effetti del suo agire, concentrato unicamente sul numero delle vittime della sua seduzione

Quel che è certo è che Casanova si misurò col mito di don Giovanni e ne costruì uno ancora più grande, certamente più positivo e soprattutto reale.
Casanova dovette assistere alla Rivoluzione francese, alla caduta della Repubblica di Venezia, al crollare del suo mondo, o perlomeno di quel mondo a cui aveva sognato di appartenere stabilmente. L’ultimo conforto, oltre alle lettere numerosissime degli amici veneziani che lo tenevano al corrente di quanto accadeva nella sua città, fu la composizione della “Histoire de ma vie”, l’opera autobiografica che assorbì tutte le sue residue energie, compiuta con furore quasi instancabile per non farsi precedere da una morte che ormai sentiva vicina.
Scrivendola, Casanova riviveva una vita assolutamente irripetibile, tanto da entrare nel mito, nell’immaginario collettivo, una vita «opera d’arte».
Morì il 4 giugno del 1798.

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