Marconi: la WeePizza di Marzo racconta la storia di un genio

La cucina è fatta di gusti, di sapori, di accostamenti, di cotture e di ingredienti…ma è anche teatro di piccoli grandi esperimenti di tutti i giorni.

Ce l’hanno insegnato i grandi chef, che per aver successo e creare piatti sempre nuovi e originali bisogna esse audaci, tentare, provare e a volte anche sbagliare, perché l’arte di cucinare è fatta anche di continue scoperte.

Nasce così il leitmotiv della nuovissima WeePizza in esclusiva solo per il mese di Marzo: la Pizza Marconi.

Ispirata Guglielmo Marconi, uno dei più grandi inventori di tutti i tempi, questa specialità vuole celebrare non solo la tenacia e il genio di un importantissimo personaggio che ha letteralmente riscritto la storia, ma anche la sua terra d’origine, l’Emilia Romagna.
La cucina emiliana è indubbiamente una cucina solida, saporita e generosamente condita. «Cucina bolognese» o «cucina emiliana», ricorrente richiamo di ristoranti e trattorie sparsi in tutta Italia, è quasi sinonimo di una ottima cucina abbondante e sostanziosa.

Mortadella, mozzarella, ragù alla bolognese, besciamella e grana sono gli ingredienti che compongono questa specialissima novità, un altro esperimento ben riuscito della cucina di Weedoo.

Marconi, la speciale pizza di Marzo del Weedoo: semplicemente geniale!

Guglielmo_Marconi_1901_wireless_signalGuglielmo Giovanni Maria Marconi (Bologna, 25 aprile 1874 – Roma, 20 luglio 1937) è stato un fisico, inventore e imprenditore. A lui si deve uno dei primi sviluppi di un efficace sistema di comunicazione con telegrafia senza fili via onde radio o radiotelegrafo che ottenne notevole diffusione, la cui evoluzione portò allo sviluppo dei moderni sistemi e metodi di radiocomunicazione, soprattutto grazie anche al lavoro di Nikola Tesla (inventore di molte creazioni come l’odierno Wi-Fi e la radio e in generale tutti i sistemi che utilizzano le comunicazioni senza fili), gli valse il premio Nobel per la fisica nel 1909.

Gli esperimenti:
Marconi, appena ventenne, cominciò i primi esperimenti lavorando come autodidatta, aiutato dal maggiordomo Mignani. Nell’estate del 1894 costruì un segnalatore di temporali costituito da una pila, un coesore (detto anche coherer, un tubetto con limatura di nickel e argento posta fra due tappi d’argento) e un campanello elettrico, che emetteva uno squillo in caso di fulmine.

In seguito riuscì, premendo un tasto telegrafico posto su un bancone, a far squillare un campanello posto dall’altro lato della stanza.
Una notte di dicembre, Guglielmo svegliò la madre, la invitò nel suo rifugio segreto e le mostrò l’esperimento che aveva realizzato. Il giorno dopo anche il padre assistette all’esperimento. Quando si convinse che il campanello suonava senza collegamento con fili, regalò al figlio i soldi necessari per l’acquisto di nuovi materiali.
Il giovane Marconi proseguì nei suoi esperimenti anche all’aperto. In campagna aumentò la potenza delle emissioni e la distanza che separa il trasmettitore dal ricevitore, capace di ricevere i segnali dell’alfabeto Morse.

L’8 dicembre 1895, dopo vari tentativi, l’apparecchio che aveva costruito si dimostrò valido nel comunicare e ricevere segnali a distanza, ma anche nel superare gli ostacoli naturali (in questo caso, la collina dietro Villa Griffone). Il colpo di fucile che Mignani sparò in aria per confermare la riuscita dell’esperimento (l’apparecchio vibrò e cantò come un grillo per tre volte) viene considerato l’atto di battesimo della radio in Italia; altri sperimentatori avevano infatti ottenuto simili risultati in precedenza prima dello stesso Marconi, come Nikola Tesla, che trasmise a 50 km di distanza all’inizio dello stesso anno in un collegamento a West Point, mentre il russo Aleksandr Popov aveva realizzato un ricevitore di onde radio nel maggio dello stesso anno.

Il 12 febbraio del 1896, Marconi parte con la madre per il Regno Unito. A Londra, il 5 marzo dello stesso anno, presenta la prima richiesta provvisoria di brevetto, col numero 5028 e col titolo “Miglioramenti nella telegrafia e relativi apparati”. Da sottolineare che tale richiesta avvenne con 21 giorni di anticipo rispetto alla data della prima trasmissione radio realizzata dal russo Popov.[12] Il 19 marzo, Marconi ricevette dall’Ufficio Brevetti conferma dell’accettazione della prima domanda. Il 2 giugno dello stesso anno depositò all’Ufficio Brevetti di Londra una domanda definitiva per un sistema di telegrafia senza fili, n. 12039, dal titolo “Perfezionamenti nella trasmissione degli impulsi e dei segnali elettrici e negli apparecchi relativi”. Nel farlo, Marconi rinunciò a tre mesi di priorità sull’invenzione.

L’utilità del radio soccorso in mare si dimostrò il 23 gennaio del 1909, con il primo eclatante soccorso navale che portò al salvataggio degli oltre 1700 passeggeri del transatlantico americano “Republic”, che stava per affondare dopo essere stato speronato dal piroscafo italiano “Florida”. L’operatore radiotelegrafico Binns, che lavorava per la compagnia Marconi, continuò a lanciare per 14 ore ripetute l’SOS, finché uno di essi fu ricevuto dall’operatore del piroscafo “Baltic”, il cui comandante ordinò di cambiare rotta e diede il via all’operazione di salvataggio. All’indomani nel porto di New York, salvi tutti i passeggeri, Binns fu festeggiato come un eroe e la gratitudine coinvolse la figura del marconista, accelerando la popolarità di Marconi.

Nello stesso anno, il 10 dicembre 1909, a Stoccolma Guglielmo Marconi ricevette il premio Nobel per la fisica, condiviso con il fisico tedesco Carl Ferdinand Braun. La motivazione della Reale Accademia delle Scienze di Svezia recitò: “… a riconoscimento del contributo dato allo sviluppo della telegrafia senza fili”.

A Roma, la mattina del 19 luglio 1937, Guglielmo Marconi accompagnò alla stazione la moglie, diretta a Viareggio per festeggiare il settimo compleanno della figlia Elettra, facendo poi ritorno nella casa del suocero, in via Condotti, dove ebbe una crisi cardiaca. Dopo che il suo medico personale, il dottor Cesare Frugoni, gli comunicò la gravità delle sue condizioni, Marconi fece chiamare un sacerdote, ricevette l’estrema unzione e morì alle 3:45 del mattino del 20 luglio.[27] In segno di lutto, quello stesso giorno le stazioni radio di tutto il mondo interruppero contemporaneamente le trasmissioni per due minuti.

Ai funerali di Stato, tenutisi a Roma il 21 luglio, parteciparono la gran parte delle autorità politiche e del mondo accademico, compreso il Capo del Governo Benito Mussolini, oltre a una impressionante folla di 500.000 persone.

Le sue spoglie sono custodite a Sasso Marconi presso la casa paterna di Villa Griffone, dove hanno sede anche un museo e una fondazione a lui dedicati.

(fonte: Wikipedia)

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