Quando la pizza diventa arte: Weedoo presenta Depero

La storia può essere raccontata in molti modi, ma soprattutto attraverso molti personaggi.
La storia che abbiamo deciso di condividere con voi, realizzando la nostra speciale pizza di Febbraio, è la storia di un grande artista.

Fortunato Depero, uno dei più importanti esponenti del movimento futurista italiano, di cui vogliamo omaggiare le origini dedicando alla sua terra d’origine, il Trentino Alto Adige, una ricetta nuova e proposta in esclusiva solo per questo mese.

Pizza Depero WeedooQuindi, Signore e Signori, per la serie “Che storia la pizza Weedoo”, vi presentiamo la DEPERO: crema di porcini adagiata sulla speciale pasta sottile e croccante (quella esclusiva di Weedoo), mozzarella, porcini e rucola. Gusti decisi, sapori che profumano di montagna e di inverno, studiati e accostati per scaldare il cuore e coccolare il palato.In esclusiva solo per il mese di febbraio, la pizza DEPERO ispirata all’arte di inizio secolo, vi aspetta nella cucina di Weedoo, pronta per regalarvi un’esperienza unica. Buon appetito!

La storia di Depero:

Fondo, 30 marzo 1892 – Rovereto, 29 novembre 1960
Fondo, 30 marzo 1892 – Rovereto, 29 novembre 1960

Nato nel 1892 a Fondo, nella Val di Non, ancora giovanissimo Depero si trasferisce a Rovereto. Qui studia alla Scuola reale elisabettina, un istituto d’arte frequentato da molti artisti che in seguito diventeranno protagonisti del panorama culturale italiano del Novecento.
Nel 1908 tenta l’iscrizione all’accademia delle belle arti di Vienna, ma viene respinto, così nel 1910 va a lavorare a Torino come decoratore all’esposizione internazionale. Al suo ritorno a Rovereto lavora da un marmista, occupandosi di lapidi funebri. Depero è molto attratto dalla scultura, che caratterizzerà le sue opere future. In particolare questa sua passione per le arti plastiche la si ritroverà nella pittura, “prepotentemente” volumetrica e solidificata. Non solo, ma a tal proposito è forse opportuno ricordare che all’inizio Depero si presentava come scultore.

Alla libreria Giovannini espone due volte alcune sue opere, nel 1911 e nel 1913. Sempre nel 1913 pubblica il suo primo libro, “Spezzature”, un insieme di poesie e pensieri accompagnati da disegni. Nel dicembre del 1913 rimane colpito dalla mostra di Umberto Boccioni a Roma, dove conosce molti dei suoi “idoli”, tra cui Giacomo Balla e Filippo Tommaso Marinetti. Tramite il gallerista Sprovieri riesce a esporre, sempre a Roma, all'”Esposizione Libera Futurista Internazionale” nella primavera del 1914, dove si confronterà con nomi prestigiosi.

In seguito torna in Trentino per allestire una mostra a Trento, ma gli viene comunicato lo scoppio della Prima guerra mondiale, perciò si trasferisce a Roma. Diventa allievo di Giacomo Balla e riesce a entrare nella cerchia del primo gruppo futurista. Nel 1915 assieme a Balla scrive un manifesto divenuto poi fondamentale: “Ricostruzione futurista dell’universo”. Qui Balla e Depero si autoproclamano astrattisti futuristi e inneggiano ad un universo gioioso, «coloratissimo e luminosissimo».

Depero viene spesso considerato più Futurista degli stessi Futuristi. Convenzionalmente si tende a definire Depero come “un pittore del secondo Futurismo”. Il termine di “secondo Futurismo” fu introdotto da Enrico Crispolti alla fine degli anni cinquanta: il “primo Futurismo” era il “Futurismo eroico”, ovvero il nucleo storico del 1909-1916, il secondo Futurismo era quello successivo, ovvero quello di Depero. Lo spartiacque era rappresentato dalla data della morte durante la Prima Guerra mondiale di Umberto Boccioni, di Antonio Sant’Elia e di Carlo Erba. In verità, però, questa divisione è stata utilizzata da molti critici e storici dell’arte per una contrapposizione più ideologica che non stilistica: al primo futurismo appartenevano artisti di estrazione anarchica e socialista; al secondo futurismo appartenevano, invece, artisti fascisti e filo-fascisti. Eppure, al di là di questo, vi è stata anche un’effettiva differenza nell’approccio al Futurismo rispetto a quanto professato nei propri manifesti: se il primo Futurismo si proponeva di «portare l’Arte nella vita», di fatto rimase chiuso dentro gallerie e musei (fatta eccezione per le “Serate futuriste”) e si limitò ad esprimersi tramite arti regine quali la pittura e la scultura. Il secondo Futurismo, invece, proprio a partire dalla “Ricostruzione futurista dell’universo” di Balla e Depero, entrò veramente nella vita quotidiana della gente, e lo fece grazie alla pubblicità, all’arredamento, agli allestimenti teatrali, alla moda, all’architettura, all’arte postale, e via dicendo.

Sempre nel 1915 Depero partecipa a movimenti irredentisti e parte per il fronte. Però si ammala, e viene quindi riformato.

Depero dipingeva dapprima schizzi realizzati in seguito con materiali poveri (fili metallici, vetri, cartoni, carte veline) che racchiudono il sogno di un’opera d’ arte totale, capace di inglobare tutti i linguaggi della ricerca artistica, dalla pittura alla scultura, alla musica, all’architettura. Realizzati con meccanismi capaci di farli muovere, i complessi plastici muovono dalle teorie espresse nel manifesto Ricostruzione futurista dell’universo, poi si immerge nella moda e inizia a usare tessuti stampati dell’optical art, basati su reticolo geometrici bianchi e neri , o della pop art , dai colori sgargianti per produrre i suoi “Panciotti.

Negli anni ’30 si trasferisce a New York, dove Da un punto di vista prettamente stilistico, sia sul versante della grafica pubblicitaria sia sul versante della realizzazione delle copertine, Depero rimane sostanzialmente fedele al suo metodo di continua rivisitazione iconografica di idee già ampiamente collaudate in patria. I personaggi delle sue opere sono quasi sempre pupazzi, provenienti dal mondo del teatro. La composizione grafica delle pagine è quasi sempre affidata ad un certo diagonalismo, espediente questo in grado di conferire dinamicità alla composizione stessa. La figura geometrica per eccellenza è il parallelepipedo. Luci e colori sono giocati su forti contrasti, con una predilezione nell’uso del bianco, del nero, e del rosso per rafforzare i valori bitonali. A fronte di un’attenta costruzione figurativa, manca tuttavia in Depero una cura della parte scritta, sebbene questo tipo di approccio alla grafica fosse affine a quello del costruttivismo russo.[6] E più in generale non è possibile considerare Depero un innovatore della grafica del suo tempo, come lo fu ad esempio Cassandre. Ma è indubbio che il suo approccio aggressivo, il suo segno forte e la sua iconografia influenzeranno una certa parte della grafica pubblicitaria successiva.

In ogni caso l’esperienza americana rappresenterà un vantaggio rispetto ad altri suoi colleghi, che mai si mossero dall’Italia, in quello che si può definire un processo di “sprovincializzazione”.

Nel 1957 inizia ad allestire, a Rovereto, la Galleria Museo Depero dedicata alle proprie opere. Verrà inaugurata due anni dopo, nel 1959.
Fortunato Depero muore a Rovereto il 29 novembre del 1960.
(fonte: Wikipedia)

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