WEEDOO: un progetto innovativo di ristorazione che nasce…dalla crisi

Alessandro Trentin, Luca Pellizzari e Girolamo Rossi sono i soci fondatori di WeeDoo, nuovo brand che dal 2012 sperimenta un business model di successo nella ristorazione monofoodista a base di galletto alla brace.

Ci facciamo raccontare come è iniziato il loro progetto.

Alessandro, come è nata questa idea imprenditoriale?

E’ nata da un’idea di Luca in un momento di svolta dal punto di vista professionale. La crisi del 2008 ha colpito pesantemente molte grandi industrie del Veneto e molti dirigenti si sono trovati a reinventarsi una vita professionale. La nostra amicizia poi ha messo assieme le idee e ci ha portato ad intraprendere un’avventura assieme.

Le nostre esperienze nel settore industriale e dei servizi ci hanno permesso di affrontare le tematiche della gestione di un’azienda che si occupa di ristorazione con un approccio fortemente distaccato dalla visione del “cuoco”, ma trattando tutte le fasi con la mentalità della start-up innovativa.

Ci siamo subito concentrati su come soddisfare una potenziale clientela da servire in tempi rapidi puntando all’alta qualità del prodotto.

Non è stato facile perché lo studio della catena di produzione e l’eliminazione degli sprechi è stata una sfida molto dura in un mondo, quello della cucina, dove l’automazione, per fortuna, è quasi inesistente.

La gestione delle risorse umane e l’applicazione di un metodo codificato di preparazione dei piatti è stata la sfida vinta che mi ha dato più soddisfazione.

Luca, prima di dedicarti a WeeDoo, di cosa ti occupavi?

Prima di dedicarmi a questo progetto ero manager in una multinazionale. Per anni ho vissuto in Estremo Oriente e in Est Europa avviando e poi gestendo aziende di rilevante strategicità, maturando una esperienza che mi ha permesso, una volta rientrato in Italia, di affiancare direttamente la proprietà nella gestione della capogruppo. Quindi non avevo alcuna esperienza specifica nella ristorazione.

Alessandro, quali pensi che siano i motivi del successo del vostro format?

Pensiamo che il main dish sia la scelta indovinata. In un mondo in cui sembra che il prodotto non sia poi così importante rispetto alla comunicazione (marketing) dello stesso, abbiamo sperimentato e poi codificato una ricetta innovativa che ha riscontrato la preferenza dei clienti. Il galletto, e non pollo, alla brace, cotto al momento ma marinato per 3 giorni in un mix di pregiate spezie, rende il piatto delicato, piccante al punto giusto, e la carne morbida e gustosa.

Credo che il galletto, carne bianca, sia quello che la pizza è stata negli anni 70 nel nord italia. Una scoperta di un cibo sconosciuto e prodotto da pochi players ma che oggi ne conta decine se non centinaia per città. Non sarà quindi il numero dei punti di ristorazione del galletto alla brace ma la qualità del prodotto e la personalizzazione futura a determinarne il successo.

Altrettanto importante infatti è la regionalizzazione delle marinature. Per essere una “authority” nel galletto alla brace, secondo noi, bisogna richiamare i sapori dei luoghi dove lo si mangia. Ecco perché abbiamo inventato delle ricette di marinatura al prosecco, all’amarone e alla birra rossa da proporre in Veneto, dove siamo nati, e siamo già pronti per le proposte in apertura in altri luoghi sia italiani che esteri con i sapori locali.

Cosa ne pensi Luca del mercato della ristorazione in generale, e del trend del monofoodismo in particolare?

Noto che il mercato della ristorazione è in continuo fermento, tante nuove aperture ma al contempo anche molte chiusure. Sintomo che non è più sufficiente “alzare la serranda” per richiamare clienti ma che bisogna studiare una offerta particolare e diversificante puntando alla massima specializzazione. Noi abbiamo cercato fin da subito di concentrarci nel perfezionare la cucina del galletto per diventare un punto di riferimento in ambito territoriale. Poteva essere un azzardo puntare al monofoodismo ma pensiamo di esserci riusciti. E le ricerche che abbiamo visionato e perfezionato confermano che il monofoodismo è un trend ancora agli inizi, soprattutto in Italia dove sconta molto ritardo rispetto al successo che sta avendo nel resto d’Europa e nel mondo.

Che obiettivi vi ponete con il vostro progetto di crescita in franchising, Alessandro?

Il nostro obiettivo principale è trovare dei partners che abbiano entusiasmo e voglia di riscatto nel mondo della ristorazione. Il nostro modello è realizzabile proprio come abbiamo fatto noi, da persone che non provengano necessariamente dalla ristorazione. Con un’offerta molto conveniente in termine di investimento rispetto alle analisi che abbiamo fatto sulla concorrenza, offriamo tutta l’assistenza, le ricette, il business model ed il conto economico, i piani organizzativi per partire dal giorno 1 senza patemi. Il nostro intervento inizia nella fase contrattuale e di istruttoria del progetto per concludersi con l’apertura. Il mantenimento della struttura e il controllo della redditività la facciamo assieme al nostro partner negli anni, giorno per giorno. Attraverso la Weedoo Academy formiamo il personale, sia di sala che di cucina presso la nostra sede di Padova.

Per il 2018-2019 il nostro obiettivo è trovare ed avviare al successo 5 partners affiliati in Italia e 2 all’estero nel mercato Svizzero e Austriaco.

Share
Share on Facebook0Tweet about this on TwitterShare on Google+0Share on LinkedIn0

Lascia un commento